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Benefici, fabbisogni nutrizionali e rischi dell’allattamento materno per la madre e il bambino

Per secernere la quantità media di latte giornaliera (circa 750-800 mL) occorrono alla donna 500 kcal in più rispetto al fabbisogno quotidiano normale, almeno per i primi 6 mesi in caso di allattamento esclusivo. Bisogna anche aumentare la quota di proteine fino a raggiungere il 20% delle calorie totali giornaliere, a scapito invece di quella glucidica (50%) perché i lipidi devono rimanere stabili intorno al 30%. Le proteine in particolare dovrebbero essere pari a 21g/die in più nel primo semestre, mentre sono da abbassare a 14g/die in più nel secondo semestre se il latte materno costituisce ancora una quota importante nella dieta del bambino.

È fondamentale durante tutto l’allattamento garantire un adeguato apporto di acqua – almeno 2,7 L al giorno – essendo la stessa una componente fondamentale del latte.

Il contenuto di grassi totali del latte dipende dal periodo dell’allattamento, dalla fase della poppata e dal numero di gravidanze che ha avuto la mamma, poiché la componente lipidica del latte dipende infatti in larga parte dalla liberazione dei depositi nel compartimento materno, che riflettono l’apporto alimentare soprattutto durante la prima parte della gravidanza. L’apporto di calorie e grassi con la dieta e lo stile di vita della madre hanno influenza minore, ma il fabbisogno di acido docosaesaenoico (DHA aumenta di 100-200 mg al giorno durante l’allattamento (rispetto ai 200 mg indicati come fabbisogno giornaliero di omega-3) e alcuni studi hanno dimostrato che l’incremento del tenore di DHA nel latte materno coincide con un miglior quadro di salute generale del lattante, soprattutto in termini di sviluppo cognitivo e acuità visiva. Questo fabbisogno può essere coperto in maniera adeguata con il consumo di 2 porzioni di pesce alla settimana.

Per quanto riguarda l’assunzione dei micronutrienti, il fabbisogno di alcuni minerali aumenta mentre di altri rimane invariato.

Peculiare è la situazione del ferro, le cui richieste invece diminuiscono: ciò è dovuto al fatto che la donna in questo periodo non ha le mestruazioni, inoltre la secrezione di ferro nel latte è piuttosto contenuta. Le indicazioni di OMS e FAO supportano una riduzione dell’apporto di ferro durante l’allattamento, rispetto alle altre fasi della vita fertile femminile, ma gli 11 mg consigliati al giorno vanno incrementati dopo la ricomparsa delle mestruazioni. Il fabbisogno di iodio invece aumenta in conseguenza alle modificazioni del metabolismo materno, anche per favorire la secrezione di latte; l’apporto con la dieta suggerito dai LARN 2014 è di 200μg/die e deve essere tale per garantire un contenuto nel latte di circa 100-150μg/100mL. La secrezione di calcio nel latte al contrario è molto variabile – da 150 a 300mg/die – e dipende principalmente dalla mobilizzazione del calcio a livello delle ossa, pertanto la donna va incontro ad una temporanea perdita di massa ossea insieme ad una riduzione della secrezione urinaria. Dopo lo svezzamento, alla ripresa della funzione ovarica, questa quantità viene ripristinata.

Per quanto riguarda le vitamine, i fabbisogni sono variabili; aumentano quello di vitamina A, vitamina B6 e B12, vitamina C, folati (ma meno che in gravidanza) e lievemente di vitamina E; la vitamina D è invece invariata. Se tenore di ferro e di calcio nel latte è però indipendente dai valori presenti nel sangue della madre, quello di vitamina D corrisponde al valore riscontrato nello stesso.

I rischi dovuti all’alimentazione durante l’allattamento possono invece derivare da sostanze nocive, da una contaminazione microbica o da un’igiene inadeguata in cucina; particolarmente grande è il rischio che mercurio e piombo, diossina e composti diossina-simili passino nel corpo del neonato attraverso il latte materno. La sua composizione inoltre può essere modificata dai grassi assunti tramite l’alimentazione (in particolare dalla loro composizione), da vitamine e alcol, inoltre anche la caffeina e la nicotina possono interferire. Alcuni bambini reagiscono con coliche e flatulenze a determinati cibi consumati dalla madre ma non sono tuttavia possibili generalizzazioni in merito agli alimenti da evitare. Si consiglia solitamente di prestare attenzione al consumo di:

  • Spezie, aromi e alimenti dall’aroma intenso – potrebbero conferire degli aromi particolari al latte non graditi dal bambino;
  • Insaccati, uova o carni crude, crostacei, molluschi, selvaggina – possono provocare disturbi intestinali al bambino;
  • Agrumi, arachidi, dadi, frutti di bosco, pomodori, latticini – possibile effetto allergizzante, soprattutto se esiste una predisposizione familiare;
  • Fagioli, frullati, lieviti e latticini – favoriscono la formazione di gas e possono aumentare la frequenza di coliche nel lattante;
  • Alcol – in quanto passa nel latte materno.