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Dieta per diarrea e stipsi

La diarrea si configura come un aumento del contenuto di acqua nelle feci; la stipsi, anche detta costipazione, è invece il disturbo opposto: si caratterizza per la difficoltà o l’insoddisfazione all’evacuazione.

Diarrea

La diarrea si configura come un aumento del contenuto di acqua nelle feci, che si traduce in un aumento sia della fluidità e del peso delle stesse sia della frequenza delle evacuazioni; si può presentare in una forma acuta se dura meno di quattro settimane, oppure cronica. Nel primo caso è dovuta nel 70% delle volte ad infezioni o parassitosi, mentre altre cause possono essere intossicazioni alimentari, intolleranze, allergie, farmaci, radiazioni, ischemia intestinale o malattia diverticolare; nel secondo invece può essere causata da patologie infiammatorie come la colite ulcerosa ed il morbo di Crohn, oppure non infiammatorie come il colon irritabile. Altre cause di diarrea cronica abbastanza frequenti possono essere un deficit di lattasi, l’assunzione cronica di lassativi, mentre più raramente si può imputare a tumori endocrini, alcool, malassorbimento di sali biliari, pancreatiti croniche, carcinomi del pancreas, resezione gastrica, colecistectomia.

Inizialmente è bene eliminare le bevande zuccherate, il latte ed i derivati poiché gli zuccheri, essendo ipertonici, potrebbero richiamare ulteriore acqua. Gli alimenti consigliati sono invece riso, pane, patate e banane. In caso di steatorrea la dieta deve essere ipolipidica.

Bisogna prestare attenzione in quanto l’accelerato svuotamento gastrico, il rapido passaggio degli alimenti attraverso l’intestino e l’incremento degli acidi biliari nel colon possono concorrere a determinare un moderato malassorbimento: particolarmente a rischio l’assunzione di ferro e calcio, vitamine ed altri elementi liposolubili in caso di steatorrea.

Stipsi

La stipsi, anche detta costipazione, è invece il disturbo opposto: si caratterizza per la difficoltà o l’insoddisfazione all’evacuazione; di frequente sono gli stessi pazienti che si autodefiniscono stitici, utilizzando criteri propri, e iniziano ad assumere lassativi arrivando a condizioni di abuso degli stessi. Una persona si definisce affetta da stipsi se nell’ultimo anno per almeno 12 settimane, non necessariamente consecutive, ha avuto meno di due evacuazioni a settimana o almeno due dei seguenti disturbi (in assenza di assunzione di lassativi):

  • Sforzo ad evacuare – le feci rimanendo nel colon per molto tempo vengono private del loro contenuto acquoso, pertanto si presentano come secche e dure;
  • Feci dure e/o caprine;
  • Sensazione di evacuazione incompleta – magari il paziente nonostante vada al bagno tre o quattro volte a settimana non si sente mai completamente svuotato, mantenendo la condizione di tenesmo;
  • Sensazione di blocco o ostruzione retto-anale;
  • Utilizzo di manovre manuali (svuotamento manuale, compressione sulla parete posteriore della vagina);
  • Meno di tre evacuazioni a settimana.

Il sintomo comune ad un gran numero di forme morbose che interessano il tratto gastrointestinale è il dolore addominale, il quale rappresenta quindi un segnale d’allarme; nella maggior parte dei casi è provocato dalla formazione di gas nel colon che pertanto si distende dando origine al mal di pancia, ma occasionalmente esso può essere interessato anche da spostamenti.

Il dolore può tuttavia essere provocato da diverse condizioni:

  • Distensione o spasmo di un viscere cavo – interessamento dei recettori algici presenti nella tonaca muscolare liscia;
  • Distensione della capsula degli organi parenchimatosi – interessamento dei recettori algici presenti nelle capsule di fegato, milza, reni;
  • Trazione sul mesentere, sui legamenti e sul peritoneo – il peritoneo parietale è molto più sensibile di quello viscerale agli stimoli algogeni;
  • Infiltrazione o compressione neoplastica di nervi sensitivi;
  • Ischemia.

Il metodo diagnostico per eccellenza è la colonscopia, anche se ad oggi viene svolta molto spesso la colonscopia virtuale – ovvero una TAC al colon che si serve di una ricostruzione computerizzata attraverso software specifici – poiché meno invasiva; la prima presenta tuttavia il vantaggio di essere un esame anche operativo: se si riscontra la presenza di polipi infatti in sede di tale esame si può procedere con la loro rimozione, mentre per la virtuale è necessario richiamare il paziente. Si tratta comunque di un esame importante, che può essere usato soprattutto nello screening del cancro colon-rettale. Storicamente si svolgeva anche il clisma opaco, un esame radiologico con mezzo di contrasto, ma ad oggi non viene più usato.

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